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Dj Double S |
Intervistato per noi Dj Double S da Sat Settembre 2005 Sito: http://www.djdoubles.com
Dj Double S dal ’95 sulla scena italiana… hai praticamente collaborato con i maggiori esponenti della cultura nostrana, ti senti, all’ età di solo 27 anni (giovanissimo…non oserete dire il contrario dato che siamo coetanei), di aver raggiunto qualche obbiettivo nella tua vita “artistica”? Sono molto soddisfatto del mio percorso artistico finora seguito e sono consapevole di aver raggiunto dei traguardi che qualche anno fa potevano sembrare irraggiungibili. Nonostante ciò spero di fare ancora molta strada continuando a crescere artisticamente e umanamente, voglio che il mio bagaglio culturale si arricchisca sempre di più nell’arco dei prossimi anni. In praticamente 9 anni di attività hai raggiunto la bellezza di (correggimi se sbaglio) 30 mixtape ufficiali, 40 apparizioni su dischi di diversi artisti, hai aperto i concerti di 10 tra gli artisti più conosciuti per chi ascolta hip hop tra cui Jay Z, Epmd, Das Efx, Fugees, hai supportato 12 gruppi nostrani durante i loro tour…faccio i nomi? La Pina, Otierre, Neffa, Lyricalz e altri ancora, hai fatto parte per un lungo periodo della formazione di Dj più conosciuta in Italia, l’Alien Army, hai lavorato anche all’ estero, spesso in Svizzera ma hai toccato anche Germania e Belgio, non puoi considerare semplice “passione” tutto questo…io ci aggiungerei anche “talento” e ottimo “pr di sé stesso”, ma secondo me c’ è di più sotto…quali “armi” hai sfoderato? La passione è importantissima, certi sacrifici e sbattimenti non li affronti se non ci credi veramente! E’ una cosa che ti accende il fuoco dentro, ti senti vivo capisci? Se hai talento è chiaro che sei avvantaggiato ma a mio parere quello che ti fa andare avanti è la vera passione e l’amore che metti nelle cose che fai, se poi ci aggiungi una buona gestione e organizzazione di te stesso allora hai 3 buoni elementi per riuscire a concludere qualcosa. In Italia nell’ hip hop devi essere artista, fan e manager di te stesso altrimenti non si va molto lontano! Da pochissimo hai messo on line il tuo sito personale da cui (onestamente mi sono documentato sui tuoi trascorsi) prima di fare l’ intervista. Mi chiedo perché solo ora, perché dopo 10 anni di “carriera artistica” e non prima? E’ un modo per rendere il giusto tributo agli sforzi fatti in tutto questo tempo? Beh si…ma non solo. Molti mi dicevano ma perché non hai ancora un sito? Non volevo fare un sito tanto per farlo e quindi ho aspettato, anche perché il rapporto che ho con i computer e internet non è da ritenersi esemplare. Comunque ho incontrato solo da poco le persone giuste, non volevo affidarmi a individui di cui non mi fidavo visto che è un lavoro impegnativo e soprattutto costoso, Dim ha realizzato un ottimo sito che spero nel tempo possa ancora migliorare, per chi non l’avesse ancora navigato eccovi il link http://www.djdoubles.com La tua città natale e attuale è Torino, dal 2000 circa (anno di riconsacrazione dell’ hip hop in Italia), è diventata una dei 3 centri potenzialmente considerati le colonne portanti della cultura, oltre a Milano e Roma. Come hai vissuto l’ evoluzione di questa città? O meglio, come hai vissuto l’ incontro/scontro tra hip hop e questa città ricca di storia e passato? Torino è sempre stata una colonna portante dell’hip hop in Italia, all’epoca forse era l’unica città dove potevi trovare artisti e jam di alto livello, io ero piccolo, parlo per quel che ho visto e sentito. L’unica era Milano che poteva competere, Roma e Bologna credo siano arrivate un po’ più tardi, spero non me ne vogliano male i romani e i bolognesi. Il punto però non è questo, il fatto che l’hip hop sia molto presente in città come Torino, Milano, Roma e Bologna è solo un motivo di vanto per tutti noi e per tutta la scena. Spero si possa iniziare a parlare anche di altre città importantissime per la nostra scena come Napoli, Palermo, Bari, Cagliari…e c’è ne sarebbero moltissime altre…
Tornando agli inizi…vorrei sapere come Rino è diventato Dj Double S? Quando hai capito che questa cultura, questa musica e questo modo di vivere sarebbe diventato una parte inseparabile del tuo “Io”?
All’ età di 14 anni ho iniziato ad ascoltare rap, purtroppo mi era difficilissimo reperire materiale, un po’ perché non sapevo dove e come trovarlo e un po’ perché all’epoca il fenomeno del rap non era poi cosi diffuso, di conseguenza ascoltavo quello che passava la radio, tipo Run Dmc, Public Enemy quando andava bene e Mc Hammer e Vanilla Ice quando andava male (anche se all’epoca pensavo che anche loro andassero bene).Ad ogni modo pian piano mi stavo rendendo conto che quel genere musicale (e chi ne sapeva di cultura?) mi stava coinvolgendo sempre di più, poi la conferma la ebbi quando conobbi un dj che abitava qui dalle mie parti, grazie a lui mi sono avvicinato al djing e da li ho capito che avrei fatto quello, è stata una folgorazione! Per quanto riguarda il mio nome è semplice, questo ragazzo si chiamava Dj S e io per rispetto e riconoscenza nei suoi confronti, visto che i primi insegnamenti me li diede lui, decisi di chiamarmi Dj Double S! Con che tipo di attrezzatura hai iniziato nel ’95? Scommetto che come tutti i dj in erba non hai iniziato a manovrare strumentazioni costose e professionali come i Technics o Vestax. All’ inizio, quando facevo pratica a casa del mio amico, usavo già un’ottima attrezzatura, lui aveva piatti Technics 1200 e mixer Gemini che allora erano il top. Dopo qualche mese di pratica saltuaria sono riuscito ad avere un’attrezzatura tutta mia, in modo da potermi allenare in qualsiasi momento; decisi comunque di comprare subito il meglio (o quasi) perché credo che per imparare bene e presto, se non si dispone di strumenti adeguati, si parte svantaggiati.
Hai altre passioni che sono totalmente fuori dallo schema dell’ hip hop? (anche se trovo assurdo standardizzare l’ hip hop stesso) Sono uno strippato di collezionismo, o almeno ci provo in base alle possibilità economiche. Colleziono magliette da calcio da tutto il mondo (originali) sia di club che nazionali, al momento ne ho circa 250, cifra che ai veri collezioni farebbe ridere. In più essendo appassionato di cinema (tutti i generi) spesso compro vhs e dvd e son finito per collezionare anche questi; io non ne ho moltissimi ma conosco gente che ne ha circa 3000. Il collezionismo è una “malattia” (nel senso buono del termine ovviamente) come l’abbiamo volgarmente definita io e qualche altro mio amico. Per quanto riguarda i vinili anche li si finisce sempre per star male, di questi sono “ammalato” seriamente e non credo che guarirò mai; si vorrebbe comprare tutto e purtroppo non è sempre possibile. Cosa non può mancare nella valigetta dei dischi di Dj Double S? Qualche classico a cui sono molto affezionato tipo “Woo-Hah” di Busta Rhymes oppure “Supa Star” dei Group Home. Nel periodo dal ’93 al ’97 sono usciti dei dischi potentissimi che hanno in qualche modo lasciato il segno e sono diventati dei classici. E’ il periodo dell’hip hop che preferisco in assoluto forse perché l’ho vissuto molto intensamente e in prima persona; cerco sempre di suonare qualche pezzo di quel periodo in onore dei “bei tempi”. Hai mai comprato dei dischi che una volta ascoltati non hai mai più preso in considerazione a causa della grande aspettativa puntualmente infranta? Se si, quali? Può essermi capitato ma non so farti un esempio, sicuramente ho comprato dei dischi che ho ascoltato poco, più che altro perché è difficile star dietro a tutte le uscite e non sempre si ha il tempo di affezionarsi ad uno o più dischi in particolare. Fammi un nome che per te rappresenta il capostipite della vecchia generazione (alcuni miei colleghi di tastiera la definirebbero “vecchia scuola”) e un nome che rappresenta la nuova generazione (nuova scuola). Sicuramente The Nextone per quello che ha rappresentato e per quello che continua a rappresentare! Un nome nuovo è difficile da dire…molta gente si sta dando da fare e sta portando nuovi input…dovrei dirtene più di uno, quindi mi astengo dal risponderti. Credo che dopo tante esperienze così differenti tra loro tu sia giunto ad un bivio…cosa ha scelto Rino per il suo futuro? Turntablist o Selecta? Ho scelto già da un po’, e ho scelto selecta. Turntablist è un termine che mi apparteneva quando ero un componente dell’Alien Army, in quel periodo mi son tolto parecchie soddisfazioni e ho imparato molte cose, ora però faccio altro. Negli ultimi anni ho scoperto la passione di suonare per la gente, farla ballare e divertire, produrre mixtapes e scratchare nei dischi; sono queste le cose che adesso mi danno più soddisfazioni, continuo sempre a scratchare ma non lo faccio per le competizioni, solo per me stesso. So che probabilmente il gruppo storico di Torino, la crew più pazza della scena, parlo dei Gatekeepaz, presto inizieranno a lavorare seriamente a dei nuovi lavori. La “storia” narra che tua sia legato a loro come collaboratore, sarai presente anche in questi lavori prossimi? Ho sempre collaborato con loro anche se negli ultimi anni la formazione originale si è un po’ decimata per diverse ragioni, molti hanno cambiato città per motivi di lavoro e altri hanno proprio smesso di fare rap. Ad ogni modo chi è rimasto sta continuando a produrre e chissà magari più avanti sentirete qualche nuova produzione. Ultimamente io e Dihlyo abbiamo fatto un pezzo che si chiama “One Two” , potete scaricarlo direttamente dal mio sito oppure trovarlo nella compilation per beneficenza “Hip Hop Solidale”, mentre Masta Five ha fatto uscire un po’ di tempo fa il suo disco “Dammi Un Beat” con un po’ di ospiti da tutta l’italia e ha inoltre prodotto una base nel disco dei One Mic “Sotto La Cintura”. Hai intenzione di ritornare a fare parte di una formazione fissa o preferisci continuare come singolo? Ho sempre collaborato con molta gente senza impegnarmi in un unico progetto, credo che continuerò in questo senso ma non escludo nulla, cerco di fare tutto quello che reputo interessante e stimolante. Una curiosità… quale tra i mixtape che hai fino ad oggi prodotto ha venduto di più? Perché secondo te? Credo siano “Lo Capisci L’italiano” vol.1 e vol.2. Il motivo è semplice…sono stati prodotti e venduti in un periodo molto prolifico per l’hip hop italiano, la gente seguiva, supportava e comprava molto più di ora e di conseguenza si vendevano più copie anche dei mixtapes. Il titolo in anteprima del prossimo lavoro personale di Double S? Ho un progetto in cantiere con Dj Shocca ma non ha ancora preso forma quindi non posso svelarti nulla. L’unica cosa che posso anticiparti è che a questo progetto parteciperanno sia artisti italiani che stranieri. Hai il desiderio di collaborare con qualche artista italiano o straniero? Mi piacerebbe molto collaborare con il Colle Der Fomento, ci conosciamo da anni e ci stimiamo molto ma non abbiamo ancora avuto l’occasione di fare qualcosa insieme a parte in un mio mixtape con Dj Baro. Gli artisti stranieri con cui vorrei collaborare sono troppi, se devo dire un nome dico The Alchemist, mi piacerebbe sentire i miei scratch su una sua base e chissà magari con una strofa dei Mobb Deep… Cosa avresti voluto fare se non avessi avuto la possibilità di affermarti come Dj? Insomma, se non ci fosse la musica cosa ci sarebbe nella tua vita? Quando ho inziato a fare il dj non avevo altre aspirazioni, avendo iniziando presto non pensavo ad altro, non mi ero programmato un’alternativa, per me esistevano solo i giradischi! Ad ogni modo se non avessi fatto il Dj la musica avrebbe comunque fatto parte della mia vita, non si può vivere senza musica, qualsiasi genere sia! Hai una disciplina particolare che proporresti come la quinta della cultura hip hop? Se si perché? Qualcuno ha detto che l’abbigliamento e lo stile nel vestirsi poteva diventare la quinta disciplina visto che ovunque c’è questo sfoggiare scarpe, giubbotti e pantaloni sempre alla moda. L’immagine nell’hip hop ha sempre avuto un ruolo importante sin dagli anni 80. Bisogna però ricordarsi che siamo quello che sappiamo e non quello che si indossiamo; troppo spesso si predilige di più l’acquisto di un pantalone o di una felpa ad un cd o ad un disco. Ad ogni modo penso che qui in Italia ci sarebbe più bisogno di imparare ad promuoversi di più, cercare di organizzarsi il lavoro, in tutti i generi musicali ci sono manager e promoter. In Usa gli artisti hanno dietro di loro gente che viene pagata per fare determinati lavori, qui in Italia sono pochi gli artisti che possono usufruire di tale supporto. Per questo dico che lo dobbiamo fare da noi, deve partire prima tutto da noi artisti stessi, sperando che le cose cambino e che ci si possa avvicinare sempre di più agli Usa come metodo di lavoro e promozione. Non sarebbe una nuova disciplina ma certamente aiuterebbe a vendere più dischi e a far conoscere le proprie produzioni a più persone. Ti lascio il giusto spazio per salutare ed esprimere un tuo pensiero che ritieni importante condividere con i lettori, naturalmente ringraziandoti personalmente per la disponibilità che mi hai dimostrato rispondendo alle domande sopra riportate. Una abbraccio! Io invece ringrazio te per l’intervista…ai lettori dico: continuate a credere nelle cose che fate, non abbattetevi se a volte va tutto storto e cercate di mettere sempre amore e passione, qualsiasi sia la vostra aspirazione…Pace, Dj Double S.
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