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Intervistato per noi DonGocò da Sarì

Maggio 2005

Sito: www.popucia.com

Foto DonGocò

La tua storia artistica inizia nel 1995 sotto il nome di Squal mc poi hai cambiato in Don Gocò non molto tempo fa, nel 2004 credo… per quale motivo? Per una sorta di esorcizzazione della tua evoluzione durata 9 anni?

 

No! Assolutamente!  Il fatto è che quando ho iniziato a scrivere le mie prime rime, sotto la guida di Deseaze, c’era “ovviamente” bisogno di un nome d’arte! Allora poiché era stato lui ad introdurmi in questo nuovo mondo, decisi di affidargli la scelta del nome…un po’  come quando nasce una nuova vita: chi la fa… la battezza (si dice così no?!). Per quanto fossi legato al mio primo “street name“ però questo non mi rappresentava, non era proprio mio! Poi io sono molto legato alle tradizioni e alle origini, infatti ho sempre apprezzato chi mantiene il proprio nome anagrafico in un modo o nell’altro anche come tag, per cui volevo cambiare utilizzando qualcosa di più personale. Alcuni amici, per via del mio cognome, Turano, mi chiamavano Turi ma per un ovvio motivo decisi di non utilizzarlo! In tutto questo, mia nonna, da anni mi chiamava Dongocò, perché? Non lo so! Fatto sta che nonostante una terribile malattia come l’Alzheimer che porta a non riconoscere neanche i familiari più stretti, la nonna riconosceva, anche nelle fasi più gravi della malattia, solo Dongocò….per cui non c’era dubbio… era il mio nome (mi sa che proporrò questa storia a qualche regista!) Un vero “mio nome” quindi, ironico (…a me fa ridere…) ma reale… come  credo (e spero) di essere alla fine dei conti! Quindi assolutamente non per rinnegare le origini ma, anzi...

 

I primi passi li hai intrapresi con Deseaze, un artista svizzero. Tu essendo della zona di Cosenza come hai fatto ad entrare in contatto con lui? Come operavate avendo tra voi 1500 km?

 

In effetti non operavamo molto!!! “La distanza amplifica i veri”, come dico in un mio pezzo, ma a livello esecutivo fu davvero impossibile da superare. Ci siamo conosciuti nell’estate del ‘95 a Roggiano, il mio paese, essendo lui di origini calabresi. Scrivevamo insieme solo nei periodi di vacanza (Natale ed estate!), mantenevamo però un’intensissima corrispondenza e scambio di tapes, lui mi mandava roba americana (fino ad allora il rap per me era solo Jovanotti) e strumentali. Io registravo alla meno peggio le mie strofe le gliele spedivo per sapere se “andava bene”! Insieme abbiamo scritto in tutto solo 2 pezzi, su strumentali americane, registrati su cassetta, a cui sono davvero molto legato.

 

1998, anno in cui inizi seriamente ad intraprendere la carriera da mc. Con quali artisti hai affrontato i primi progetti? Avevi un gruppo?

 

Si,  nel ‘98 conobbi ragazzi della zona di Praja a Mare e Scalea, la CNV,che stavano lavorando ad un demo, “A Rota Libera” al quale mi chiesero di partecipare. Inizialmente doveva essere solo un feat. in un pezzo, poi quando andai per registrare la cosa  degenerò! A loro piaceva quello che scrivevo e come vivevo la cosa, idem per me, nacquero bei rapporti di amicizia ed entrai a far parte a tutti gli effetti del gruppo, ci chiamavamo Raputia… Iniziò il mio “pellegrinaggio” quasi settimanale da Roggiano a Scalea, quasi tutti i fine settimana, appena la scuola lo permetteva mi facevo sti  120 Km per fare 2 rime, che grazie alle FS, dalle mie parti si traducevano tranquillamente in mezza giornata di viaggio …!

 

Per quale motivo dopo aver faticato nel produrre il demo dal titolo “A rota libera”, non avete avuto modo di proporlo in giro? Per quale motivo non lo avete mai fatto uscire?

 

Mha, credo che l’inesperienza abbia giocato un forte ruolo nell’insuccesso di quel prodotto. Poi il gruppo proprio al termine delle registrazioni iniziò a sfaldarsi, chi per l’ università, chi per altri motivi familiari, la cosa non venne mai concretizzata e pensare che era completamente finito! Questo mi è sempre dispiaciuto e tutt’ora rimpiango di non essere stato in grado di far si che si realizzasse, perché per quanto potesse essere bassa la qualità, le basi erano  fatte con la Play Station per capirci… , ci tenevo davvero tanto e poi… mi ero fatto tanti di quei Km…!  È comunque stata una gran bella “prima esperienza” che rifarei al volo...e però completerei !

 

Un anno dopo dall’ incontro con la crew Cnv, ricambi formazione, è la volta de La rimessa prod. Dove oltre a te fanno parte Stema e Moon. Stema è attualmente un tuo collaboratore, per cui deduco che il 1999 è l’ anno che ti da una vera stabilità artistica.

 

Diciamo che stabilità  è  una parola grossa! È il caso di fare il filosofo (per quanto mi uscirà male): cerchiamo sempre troppo lontano ciò di cui abbiamo bisogno quando basterebbe abbassare lo sguardo e scoprirlo dietro l’angolo! (come previsto: TENTATIVO FILOSOFICO FALLITO)!

Con i Raputia  feci la mia prima esperienza live nel mio paese e quella sera, tramite Ena (Moon) conobbi Stema che mi disse: ”Oh sai che pure io faccio ste cose… con il pc”… e io: ”….”! Poi: ”….”! E in fine : “…E mo m’u’ dici ”! (trad: “Solo ora me lo dici?“). Certo scoprire a 2 km da casa un ragazzino che faceva quello di cui ero in cerca da 5 anni fu una gran bella cosa! Stema aveva già tanti beats, e tanta voglia di fare … era giovane all’epoca ! Si passò dal pc in camera allo studietto, “LaRimessa” appunto, e il tutto coincise  + o - con la fine dell’esperienza Raputia.Iniziammo a lavorare a “Tenori Terroni”, compila che avrebbe ospitato mc’s calabresi su beats di Stema.

Ma il passo era più lungo della gamba! Il progetto non andò mai in porto, a causa della nostra inesperienza, anche se la fase organizzativa del lavoro ci diede la possibilità di entrare in contatto con tanta gente della nostra zona che non conoscevamo. Soprattutto il rapporto con Stema ebbe la meglio da questa esperienza; iniziammo a conoscerci innanzitutto personalmente ma anche  “sul campo”, nella selezione delle basi e nella loro creazione, a confrontarci e credere che si poteva “fare” insieme.

 

Poco dopo parte la fusione de La rimessa prod. con Donde, e finalmente il primo prodotto vede la luce, ce ne vuoi parlare?

 

Ecco, la stabilità (per quanto scopriremo relativa poi questa definizione!!!) arriva in effetti a questo punto. L’incontro con Donde fu fondamentale. Lui e Clan erano i Najmuddim, iniziammo a collaborare per la compila di cui dicevo prima. Poi ci prese bene, i pomeriggi nel LaRimessa erano divertenti e produttivi, iniziammo a collaborare tanto, ma così tanto che le realtà si fusero! L’unione fu sancita dalla lavorazione di “Sipari” il nostro primo demo, e date le troppe esperienze di progetti mai terminati da tutt‘e due le parti, questa volta nessuno aveva la minima intenzione di lasciare il lavoro incompleto. Per fortuna infatti riuscimmo a “quagliare”. Il demo conteneva  7 tracce con feat. di Clan  e screatch di  Dj Kerò. Nonostante la copertina apocalittica che ci presentava davvero male (a ripensarci!) ricevemmo da questo lavoro bei feedback e ottimi stimoli per  fare e  meglio.

 

E’ il 2001 e con l’ uscita del demo sopra descritto inizia anche l’ esperienza romana, tu e Donde vi trasferite nella capitale, da qui per 3 anni avete modo di esibirvi anche alle 3 edizione del Da bomb. Che tipo di esperienza hai potuto acquisire? Il confronto in questo tipo di manifestazioni è molto forte e penso anche parecchio impegnativo.

 

Bhe, trasferirsi a Roma portò tanti cambiamenti e soprattutto tante esperienze, come i live, che difficilmente in Calabria avremmo potuto fare, soprattutto per quello che concerne in senso stretto la scena Hip Hop. Il DaBomb, su tutte, fu una grande sorpresa per noi e una gran bella esperienza, sia nel 2002 quando partecipammo come gruppo emergente che nelle due edizioni successive.  Confrontarci con tanta gente  e  proporsi ad un pubblico numeroso, ha principalmente rafforzato il nostro legame con il palco al quale sia io che Donde siamo legati quasi carnalmente! In oltre abbiamo iniziato a capire cosa vuol dire veramente suonare “per” qualcuno che ti ascolta… volente o nolente.

 

Nel 2003 arriva a Roma anche Iasq (beatmaker e dj), il gruppo che si era fuso con Donde dal nome Najmuddim si espande accogliendolo tra le fila. I live cambiano data la presenza di un regista del suono… C’ è stata subito sintonia?

 

Si, con Iasq c’è sempre stato un ottimo rapporto, innanzitutto a livello personale, e confermato poi dal palco. Quando si stabilizzò a Roma iniziammo a scrivere sui suoi beat, molto diversi da quelli di Stema, e il suo sound diede un’aggiunta notevole ai nostri live.  Nonostante il suo allontanamento, avvenuto poi, dal progetto PopuCià, a conferma dell’ottimo rapporto rimasto anche a livello artistico, la collaborazione nel mio prodotto solista che è praticamente nato con, e in parte grazie a, lui.  Infatti oltre a seguirmi costantemente nell’interna lavorazione ne ha firmato la grafica (dove ha spaccato di brutto!!)  e un beat. Tra l’altro proprio con lui iniziammo a suonare dal vivo con un musicista, Phil, chitarra/voce e compositore col quale nacquero parecchie cose belle e molto particolari ma, ancora una volta, non riuscimmo a concretizzare un prodotto, però in compenso facemmo gran belle esperienze live.

 

Foto DonGocò

 

L’ allargamento del gruppo porta ad un nuovo cambiamento del nome che diventa PopuCià. Il continuo cambiare non ha portato nella confusione chi vi seguiva e vi segue? Forse è determinato dal fatto che non hai mai voluto legarti alle radici e sei in una continua ricerca del cambiamento?

 

Se non cambi non campi (che da noi sarebbe:se non cambi non cambi)! Credo che i cambiamenti quando spontanei e naturali siano necessari. Più che di cambiamento però, senza peccare di presunzione, credo che in questo caso si possa parlare di vera e propria crescita. Non penso si crei confusione per chi ti segue, cambiare nome ti porta a “scomparire per chi non ti segue” (intendo in modo assiduo) e perdi qualche contatto purtroppo.  Ma  alla fine chi ci seguiva e continua a farlo ha vissuto con noi quest’evoluzione: è proprio come quando hai 10 anni, dopo 4 anni sei praticamente un’altra persona e la zia che non ti vedeva dalla prima comunione rischia di non riconoscerti, per i tuoi compagni di scuola invece sei sempre lo stesso.  Anzi io direi: “sempre di più lo stesso che mai” perché credo proprio che sia l‘evoluzione  a  confermare  come , e quello che, si  è!

Per tornare al nostro caso in particolare, solo per la spontaneità con cui si è passati a PopuCià non era assolutamente evitabile; pensa che abbiamo partecipato ad un concorso per band emergenti come Najmuddim e siamo scesi dal palco come PopuCià Band… la magia della musica eh?!… la potenza dei live!

 

PopuCià ora è una vera formazione di musicisti, parlaci dei suoi componenti e di che tipo di sonorità cercate di proporre nei vostri lavori e nei live.

 

La PopuCià è composta da 8 elementi: Settimio al basso, Angelo alla chitarra, Stema beatmaker,

dj Cesco ai piatti, io e Donde alle voci e, ultimo "acquisto", Alessio alla batteria. Già dal 2003 invece si aggiunse alla “Carovana” anche una voce femminile ….non una cantante! …una “voce femminile“! Carla, iniziò a raggiungerci per le esibizioni, nonostante vivesse ai piedi della “Bella Madunina”. Sarà presente nel disco e in molti dei nostri live, purtroppo non in tutti data la distanza. La Band è prevalentemente “terrona“, tutti calabresi infatti tranne Angelo ed Alessio, romani, ma con buone percentuali di sangue meridionale (primo criterio selettivo dei membri ). Sicuramente il nostro sound gode di diverse influenze in quanto ognuno possiede un background musicale differente, nel nostro lavoro troverete una sorta di “mix down”  di diverse sonorità che vanno dalla dub al più tradizionale folk meridionale al quale siamo molto legati, la tarantella per intenderci, rimanendo comunque ancorati al rap, nostro primo punto di partenza. Il live che portiamo in giro è un viaggio attraverso le varie atmosfere dei generi menzionati e vi lavoriamo costantemente affinché nonostante la varietà proposta  si  raggiunga la massima fusione ed omogeneità.  Il recente inserimento della batteria ha segnato una significativa svolta per le esibizioni, dandoci maggiore dinamismo rispetto alle batterie campionate (che comunque non disdegniamo assolutamente) ed una maggiore “vitalità” dei singoli brani, così in continua evoluzione, oltre a darci grande libertà di improvvisazione.  Sicuramente i prossimi lavori vedranno Alessio coprotagonista con Stema nel formare la sezione ritmica e ci sarà da divertirsi…

 

Sotto il nome attuale di DonGocò esce il tuo primissimo lavoro solista dal titolo “To Do”. Che riscontro ha avuto nel giro di questi primi 4 mesi dall’ uscita?

 

Eccezionale! Non speravo in un risultato tanto positivo! Ho ricevuto ottimi feedback da chi  ha comprato “To Do” o ha avuto comunque occasione di ascoltarlo (e ora lo comprerà…)! La cosa che non mi sarei invece davvero mai immaginato, avendo fatto un prodotto rap per chi ascolta rap, è stata la risposta positiva anche di gente esterna all’ambiente. I live fin’ora sono stati eccezionali; esibirti per le prime volte da solo, abituato ai live sempre ‘almeno in due‘ , è stata una bella scommessa e il risultato ottenuto è stato gratificante. Per quanto vorrei essere più presente sui palchi, sinceramente non posso lamentarmi... Poi gli addetti ai lavori, fin’ora, ne hanno parlato sempre più che bene, per cui… (mi raccomando continuate così eh!) Che dire? Forse soddisfatto in  TODO  sarebbe troppo scontato… quindi   grazie   a   tutti!

 

Oltre al supporto di Iasq e Stema (che abbiamo già incontrato nel corso di questa intervista) compare anche il nome di Zope, come è nata la possibilità di lavorare insieme ad un progetto che dal tuo lato è praticamente un lavoro intimo?

 

Intimissimo direi! Pensa che io volevo affidare la distribuzione a Calzedonia! E proprio per moderare quest’eccesso di intimità che mi sono spinto a collaborare con Zope; perché se devo pensare ad una persona  non  intima in questo mondo, guarda, il primo che mi viene in mente è proprio lui! Anche perché immaginarlo in intimità… BRRRRR! Parlando “seriamente”, c’è sempre stata grande stupidaggine condivisa con lui, per cui gli ho chiesto se gli andava di darmi un paio di beat e la cosa è stata molto più semplice di quanto temessi!

 

Ora che hai realizzato un primo percorso personale ti rimetterai al lavoro con il resto della banda? Che progetti avete da realizzare sotto il nome di PopuCià? Cosa ti aspetti dopo l’ uscita del cd? Vi concentrerete nella promozione in giro per l’ Italia?

 

Facciamo che ora non ti dico niente , non che sia superstizioso, ma non vorrei aggiungere altri lavori nella lista delle cose mai completate… quelle elencate fin’ora possono bastare… pure troppo!

Per cui… questo vuole essere un  VEDRETE…SENTIRETE… anzi ormai è meglio dire: VEDREMO… SENTIREMO… e speriamo di sentirne!! Per chi è rimasto incuriosito dalla descrizione de progetto per ora solo  www.popucia.com

 

DonGocò, dal 1995 ad oggi, cosa ha potuto raccogliere e mettere nel proprio bagaglio culturale/musicale? In quanto ad esperienza di vita invece?

 

DonGocò: mai abbastanza e comunque credo ancora non molto;  Antonio invece davvero tanto… anche se MAI abbastanza! Intendo che la principale crescita e maturazione che ho tratto in questi anni è stata quella personale; per principale mi riferisco alla più importante. Credo sia inutile, e se non lo è a me comunque non interessa, crescere artisticamente e basta. Faccio della musica non per “diventare un cd”,  ma perché ogni mia creazione mi rispecchi dandomi la possibilità di constatare una crescita personale, influenzata e incentivata a sua volta dal  fare questa cosa, come del resto da tutti  gli interessi che si hanno nella vita. È un po’ come una ruota nella quale ogni  raggio tende sempre a stare davanti rispetto agli altri e facendo il proprio interesse di conseguenza fa si che la ruota faccia parecchia strada.  Beh, per fortuna mi ritrovo a 23 anni con parecchi raggi in competizione tra loro per poter percorrere al meglio un sacco di strade… rincaro dei pedaggi permettendo… e non è solo una battuta!!

 

Come vivi la Capitale nel senso di cultura hip hop? E’ paragonabile alla vita Cosentina?

 

Paragonare  Roma a Cosenza, nonostante  i “lupi” in comune, credo non sia molto facile. La scena Hip Hop cosentina promette delle gran belle cose ma purtroppo le possibilità per proporsi e confrontarsi non sono, spesso, abbastanza per incentivare i nuovi talenti. Io poi sono di Roggiano Gravina, vicino Cosenza, paese di circa 8000 persone la cui scena Hip Hop era composta da me e altri 4 , per cui dato l‘”isolamento” vissuto in tutti questi anni, l‘impatto con una scena ricca come quella romana è stato forte, anche se spesso l‘approccio è, per forza di cose, completamente opposto al mio (e della gente delle mie parti in genere)!  Cmq la scena di Roma e dintorni mi piace e i romani mi “pijano troppo bene”, soprattutto ultimamente. Non è però da trascurare  un dato importante:  buona percentuale di chi era attivo in Calabria anni fa ora vive qui, per cui nonostante l’ottimo rapporto con gli “indigeni del posto” (come diceva Totò) anche questo contribuisce a non sentirsi troppo fuori luogo! Poi Roma è uno spettacolo di suo… ma questo è un altro discorso.

 

Hai altri progetti personali che vorresti poter realizzare in un imminente futuro?

 

Si,  sicuramente… per ora però sono tutto per il progetto PopuCià di cui non ti ho parlato prima!

Da solista spero di arrivare ancora a  più  orecchie  con  il mio lavoro, ho una gran fame di opinioni e critiche soddisfatta la quale credo avrò la giusta carica per un nuovo progetto. Ho già un po’ di idee ma, ripeto, ho una specie di  bisogno fisiologico: mi servono ancora molte risposte a  “To Do”  da  poter  metabolizzare!

 

Quale artista italiano vorresti incontrare e con cui vorresti collaborare attualmente? Per quali motivazioni?

 

E si! (pensiero ad alta voce). Ho iniziato ad 8 anni, e dico 8, ad ascoltare e ho seguito poi fino al 1999 in modo “più che costante”: Jovanotti.  Per circa 10 anni, 10 anni fondamentali per la formazione di una persona, è stata la colonna sonora della mia “prima giovinezza”, e ha accompagnato tutte le mie esperienze di quel periodo. Tra l’altro è grazie alle sue canzoni che ho maturato la concezione di come deve essere un testo, che poi mi ha portato, credo, ad ascoltare e scrivere rap di un determinato genere.  Perciò, attualmente, mi farebbe piacere confrontarmi sicuramente con lui; sarebbe il più grande regalo che possa immaginare di fare all’Antonio dai 10 ai 18 anni, un po’ in ritardo ma … farei felice “un bambino”!

 

Trovi riscontro in una maturità legata al mondo dell’ informazione hip hop oppure pensi che ci sia molto da imparare e perfezionare?

 

Credo che in questo periodo le cose stiano migliorando parecchio, anche perché ricominciano ad esserci molte realtà che nei tempi neri appena trascorsi dell’HH italiano non esistevano (altrimenti non sarebbero stati tali)! Però credo sia ancora presto per confermare una completa maturità dei media del settore. Vedo questo periodo come solo l’inizio di una grande rinascita, e seppure stiamo assistendo ad un’ottima ri-partenza, in tutti i campi, per parlare di maturità la grande conferma di cui c’è bisogno è una sola e si chiama: continuità.  Se ognuno dà del suo al meglio, come mi pare che si stia facendo, ed EsseManagment mi sembra un’ottimo esempio, si arriverà sicuramente ad un consolidamento della realtà HH underground italiana. Il contatto con il “grande mercato” credo non vada forzato, è una cosa che, data la crisi che il  settore  musicale sta vivendo in genere, potrà arrivare per gradi, ma solo se prima si impara a fare le cose in piccolo… ma “alla grande ”.

Essendo molte realtà neonate non si può parlare di maturità ma per ora l’interesse credo debba  essere di poter parlare di giuste intenzioni… e quello che dovrà venire verrà, del resto non c’è bisogno!!

 

Ti lascio l’ ultimissima parola per esprimere i tuoi pensieri!

 

Pensiero n°1: Guajù, ascoltate il promo di “To Do”, scaricate anche da e-mule tutt’e 8 le tracce se volete, ma se dopo il primo ascolto credete meriti… siate sinceri con la musica, che lo è con voi, e compratelo! Pensiero n°2: mettiamo al posto di  “To Do” il titolo di  un qualsiasi altro prodotto italiano! se non difendiamo la musica che ci piace… sappiamo  di   rassegnarci   a   quello   che    decidono   di   farci   ascoltare   si ?! Pensiero n°3: vedi pensiero n° 1 e 2. Pensiero n°4: vedi pensiero n° 1, 2 e 3. Pensiero…

 

Foto DonGocò