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Kiave |
Intervistato per noi Kiave (Migliori colori) da Sat Maggio 2005
La tua primissima esperienza è stata nel 1996, tutto quindi parte da una partecipazione all’ interno di un lavoro di Dj Lugi? Si, possiamo dire che tutto parte da li o cmq dall’atmosfera che si respirava in quel periodo nella mia città. La presenza di Lugi a Cosenza era qualcosa di costruttivo perché lui era attivissimo nell’organizzare serate e jam, poi non solo, andare a casa sua e vedere la passione che metteva nella continua ricerca e nello spulciare mille dischi al minuto per farti sentire la roba più Giusta… bè…..quando ci ripenso mi rendo conto che devo molto a dj Lugi… E anche la mia città deve molto alla maturità e alla cultura musicale di questo artista… Come è stata la prima volta davanti al microfono in studio di registrazione? Eheh, diciamo che era uno studio alquanto casereccio. Ricordo che Lugi registrava il master del tape sul mini disc(ai tempi era il simbolo del nostro hip hop)quindi tutto rigorosamente in presa diretta;la mia strofa era alla fine del lato A, quindi bisognava attendere che Lugi missasse i primi 30 minuti e poi attraverso un gioco di sguardi e tutto in religioso silenzio, io dovevo prendere il mic e rimare la strofa….l’ unico inconveniente era che…..se io avessi sbagliato, Lugi avrebbe dovuto rimissare l’intero lato A da capo…immaginate la mia tensione a 15 anni…. però… andò tutto bene e da li capii che… sarebbe stato inutile cercare di deviare sta strada… era troppo bello registrare e scrivere certe cose. Prima di trovare la tua vera strada da mc hai trascorso un periodo di tempo anche nelle file dei writers… cosa ti ha spinto ad impegnarti a scrivere su carta anziché continuare a “scrivere” sui muri? Guarda, io ho un paio di fissazioni e la prima di queste è che bisogna mantenere le 4 discipline unite, ma magari ne parleremo più in là. Nella mia città ai tempi eravamo attivissimi nel dipingere, l’unico ostacolo che rendeva questo meccanismo meno fluido era quello economico, perché si sa che le bombole costano, e non poco; comunque passavamo le notti in giro a bombardare e dipingere..ed era il massimo, credo sia stato proprio in quel periodo che l‘adrenalina ha insegnato al mio corpo e alla mia mente come mantenere un palco. Poi però mi sono accorto che scrivere rime era la cosa più importante per me, e riuscire a far coincidere i due aspetti era difficile, perché non riuscivo ad organizzare bene i due tipi di studi, anche se intrecciati fra loro, così, dato che sono fermamente convinto che se uno fa una cosa deve farla al meglio, ho deciso di dedicarmi solo alle rime e lasciare spazio agli altri per colorare l‘indifferenza. Comunque sono sempre un grande cultore e appassionato di writing…e chissà… magari un giorno tornerò a rimare sui muri con le bombole…
Il vero prodotto ufficiale esce nel 1997, non sei solo ma affiancato da altri 2 mc’s, parlaci del progetto e di come ha reagito la massa al momento di proporgli la cassetta confezionata e pronta all’ ascolto.
Eravamo io, Iken e Nerba, il secondo, della mia stessa città, e il terzo, di un paese qui vicino, di Castrovillari. Entrambi sono fra i miei migliori amici di adesso e comunque i primi ad ascoltare e a promuovere o bocciare quello che faccio ora. A quei tempi eravamo davvero dei ragazzini e registrammo tutto a casa mia , precedentemente ai miei studi di fonia, quindi il prodotto godeva di un audio davvero pessimo. Il titolo era Internos e le basi erano tutte di Zope, produttore presente anche nel mio ultimo lavoro solista. Il progetto era solo il promo di un lavoro più lungo che avevamo in cantiere; poi però gli avvenimenti della vita a volte se ne sbattono dell’arte e ti sbarrano la strada, alcune tracce sono riuscito ad inserirle nella parte multimediale di “Dietro le 5 tracce” recuperandole in extremis. Il prodotto suscitò molto interesse, ne vendemmo un po’(fra l’altro erano duplicate singolarmente in casa, dal master fatto sul famoso mini disk) e fu recensito benissimo da Kaso su un numero di Aelle…questo ci portò a suonare in giro, a farci confrontare col resto della scena e anche a metterci in contatto con i veri king dell’Italia dei tempi…fu una bellissima esperienza….qualche giorno magari recupero il minidisk del master e lo metto in rete…chissà… Come nasce la tua collaborazione live con Macro Marco e i Paola Tribe? I rapporti sono rimasti saldi oggi come ieri? La collaborazione è stata davvero spontanea e naturale, perché eravamo dei ragazzi che si vedevano spessissimo grazie alle numerose jam dei tempi , e uniti da una fortissima passione comune che era l’hiphop in tutti i suoi aspetti; dai primi saifa abbiamo deciso di lavorare assieme. Poi quello che ricordo con più piacere sono le trasferte, ci divertivamo da matti, facevamo in continuazione free style ed eravamo davvero peggio dei punk a bestia… sempre buttati per strada, ma eravamo lo stesso contenti…avevamo l’ hip hop. Ora i rapporti sono cambiati, ma in meglio, decisamente, siamo maturati tutti, magari ci vediamo di meno, ma so che posso contare su di loro in qualsiasi momento e so anche che loro sanno di poter fare lo stesso con me, certe esperienze ti legano in un modo indissolubile, appunto, formano dei legami indissolubili, come dice un mio caro amico… Negli ultimi anni sei spesso affiancato al nome di Turi, sia nei live sia nei progetti audio, come si è formato questo feeling artistico? Turi l’ ho conosciuto attraverso l’ hip hop e diciamo che ci siamo trovati subito d’accordo per quanto riguarda i gusti musicali. Poi lui mi disse di volermi sul suo album (Salviamo il salvabile), bè, io ne fui onorato anche perché si registrò a Varese nel mitico scannatoio di Vez, davvero una bella esperienza. Da li in poi lui mi volle anche nei live e io devo moltissimo a lui perché grazie alla sua fiducia io ho conosciuto posti e persone che altrimenti non avrei mai potuto conoscere. Lui è una grande persona oltre che un grande artista, e punta sui giovani perché ci tiene che sta roba continui e si perpetui nel tempo… Pensavo che questo tuo ep dal titolo “Dietro le 5 tracce” uscito da poco in distribuzione da Vibra records, era il primo esperimento solista, in realtà tu hai lavorato ad un demo personale nel 1999 con produzioni di Turi. Perché non ha mai visto la luce? Bè la motivazione è alquanto triste, non avevo i soldi per andare a registrare a Roma e nemmeno per stamparlo come si deve, quindi ho iniziato a lavorare come un pazzo in quel periodo, ma il lavoro comunque mi rubava più tempo del previsto, da li ho deciso di aspettare il momento migliore, che poi è arrivato con la nascita dei Migliori colori l’anno successivo... È anche questo il motivo per cui insisto nel dire che i soldi devono iniziare a girare fra di noi, perché se la gente che fa sta roba è costretta a lavorar 8 ore al giorno per mantenersi o addirittura per trovare i soldi da investire in questa faccenda, allora la qualità della nostra musica diminuirà progressivamente, e si rischierà l’ennesima glaciazione… Ti sei pentito della decisione di non farlo mai uscire? Certo che si, anche se mi è servito da lezione per capire come vanno certe cose, per capire che dietro l’ arte pura c’è anche il business, può piacere o non piacere questa realtà, ma solo prendendone coscienza si riuscirà a cambiare le cose. Quanto ti ha dato e ti da lavorare con Impro e Franco? Cosa ha fatto scattare la scintilla che ha infuocato l’ idea di formare i Migliori colori? Mi da tantissimo, credo che valga almeno 3000 sedute dallo psicologo perché loro due sono delle persone formidabili, io voglio loro bene innanzitutto come amici, infatti nei momenti bui di ognuno dei tre, ci supportiamo a vicenda. La scintilla credo sia stata la passione per una determinata fetta dell’hip hop, per un determinato suono, per una determinata consapevolezza che condividiamo. Poi quando abbiamo lavorato alla prima cassetta ci siamo troppo divertiti, le robe uscivano da soli fra vari deliri e serate piene di risate, sembrava che ci conoscessimo da anni, da li ci siamo guardati e abbiamo detto:ok…da qui si fa musica assieme, è troppo divertente!! Tu sei di Cosenza e loro di Roma, come vi organizzate nella gestione, preparazione, e realizzazione dei progetti sonori e live? Questo è un po’ il problema fondamentale dei Migliori colori. Per fortuna abbiamo tutti e tre wind quindi con le faccende dei bonus e offerte ci sentiamo sistematicamente più volte al giorno, poi tramite internet, ma diciamo che ultimamente io passo molto più tempo a Viterbo e a Roma che non a Cosenza, sto sempre in giro e vedo più loro che la mia famiglia…va bene così J “Rullanti Distorti” è l’ album dei Migliori colori, se dovessi farti un esame di autocritica… come lo giudicheresti? Sei autocritico o pienamente soddisfatto del lavoro col senno di poi? Guarda, ti descrivo brevemente come ho lavorato io personalmente a “Rullanti distorti”. Sono stato ospite 15 giorni da Bebbo (fratello di Impro, nonchè figura di spicco dell’hip hop viterbese), il giorno sceglievamo il beat e lavoravamo ai ritornelli, la notte scrivevo e il giorno seguente registravo, così faceva Franco. La sera mangiando qualcosa al volo risentivamo il tutto e vedevamo che cosa si dovesse fare… per me è stato un periodo troppo bello, anche perché il tutto era fatto con la massima voglia e il massimo relax, ci divertivamo, quindi le robe che uscivano erano reali e spontanee al mille per mille, la nostra meta era fare 14 pezzi in 14 giorni(dato che nella cassetta erano 8 in 8 giorni) e ce l’ fatta… Non pensavamo minimamente di raggiungere il tetto delle mille copie, assolutamente no, infatti quando ne parliamo ci guardiamo in faccia e ridiamo, perché non ci speravamo proprio.. Di conseguenza posso dirti che se avessi avuto il tempo di assimilare meglio le strofe e i pezzi in generale, magari ora sarei più soddisfatto… ma va bene così.
Progetti futuri con i Impro e Franco? Cosa bolle nel vostro pentolone? A breve ascolterete dei pezzi nuovi sparsi in compile e robe del genere…e già potreste farvi un idea del nuovo suono che stiamo preparando. Poi Franco sta lavorando al suo ep solista che scioccherà tutti gli appassionai di musica! E prima che ve ne rendiate conto uscirà il terzo capitolo…ma meglio non parlarne ancora… Parliamo di te, come tutti sanno oramai e come accennato poco fa, è fuori da poco il tuo lavoro solista “Dietro le 5 tracce”. Cosa vuole rappresentare questo titolo? Innanzitutto è il mio modo di ribadire l’appartenenza alla mia prima crew d’origine D.L.Q.(dietro le quinte), e poi è qualcosa legato al progetto della traccia multimediale, perché queste tracce sono la maturazione di una scena che cerco di rappresentare al meglio, ed è una scena costituita da amici e da persone con le quali sono cresciuto, presenti nel cd… sta a significare che dietro Kiave, nel back stage della mia musica, non sono solo… ma c’è l’unione di più teste che mi portano a scrivere e vivere in un determinato modo… La squadra dei beatmakers che si sono dati da fare per questo cd oramai è collaudata, Impro, Turi e Zope… cosa ti piace del loro modo di creare musica? Allora. Ti rispondo singolarmente: Turi:è un mostro nel lavorare i beats. Ha un quantitativo di dischi impressionante e li conosce talmente bene che sa già dove andare a beccare quel suono di 0,3 secondi ma che rende il beat perfetto…. è un onore per me lavorare con lui. Ad esempio, “Schierati”, io sono arrivato da lui con l’ acappella registrata giù a Cosenza, lui l’ha messa a tempo e ha montato il beat di sopra (o sotto che dir si voglia), su qualcosa di pre- registrato…bè..potete sentirne tutti il risultato sul mio ep... Impro:con lui mi trovo benissimo, si sa, anche lui ha un forte senso musicale che condivido a pieno, e riesce a capire al volo l’atmosfera che vorrei dare al pezzo, un paio di sguardi, di titoli funk, di risate, ed il beat è pronto! Zope: bè con Marco ci conosciamo da quando avevamo 15 anni, abbiamo scoperto assieme mano a mano cos’è l’hiphop e la musica in generale, ci siamo mossi sempre nella stessa direzione, a me piace come lavora lui anche perché penso che sia una delle persone che mi conosce di più musicalmente parlando (e molto di più personalmente), quindi con lui è tutto liscio, poi ora sta mettendo su un bel po’ d’attrezzatura e sta producendo gente talentuosa della mia città come Don Gocò (che è fuori col suo prodotto solista dal titolo “To Do”) e Brigante, ha prodotto i casa Del Crudo… tutta gente di spessore, molto presto sentirete parlare di lui! All’ interno del cd ufficialmente ci sono 6 tracce, ma in realtà c’ è molto di più, non è un semplice ep, vuoi accennarci cosa si cela al suo interno? C’è una traccia multimediale che contiene altri 15 pezzi che vanno dal 1998 al 2004, con pezzi di quel famoso demo mai uscito, altri con i Paola Tribe e con amici dell’underground, foto di writing con Robbè, Mone, F zero e Kaktus e video di breaking con i MinaMò, poi altre curiosità e foto di cazzeggio. Ho scelto questa formula perché non mi sembrava giusto far pagare un tot di euro solo 5 tracce, e poi anche perché è una delle prime formule che mi sono venute in mente per mantenere unite le 4 discipline, per dare una botta di cultura all’ascoltatore. L’unico antidoto alla glaciazione di cui parlavo prima è quella di rimanere uniti tutti… sarà una cazzata ma questa è la filosofia con cui affronto ogni beat.. Tra i 5 pezzi inediti che hanno dato vita all’ ep, ovvero “C.S”, “Schierati”, “Cerco”, “Allarme” e “Entro ora!”, escludendo il remix di “Credo”… quale ti rende maggiormente orgoglioso, quale trovi meglio riuscito? Mi riferisco alla costruzione del testo e non a livello musicale! Credo che “Cerco” sia quella uscita meglio perché sono riuscito ad aprire una finestra all’ascoltatore su quella che è la mia vita quotidiana, che poi è la vita di un ragazzo normalissimo con la fissa per le rime e per il viaggiare, anche se sinceramente sta roba già mi suona vecchia e avrei potuto fare meglio… poi dall’altra parte c’è “Allarme” che è un pezzo in cui ho sfogato tutto il mio ideale di hardcore e tutto quello che mi bruciava dentro leggendo o guardando come cercano di monopolizzarci e stereotipizzarci… spero che piaccia anche se mi rendo conto che l’atmosfera non è così digeribile.. ma rispecchia quello che MirkoKiave vive oggi in un determinato tipo di società in cui vogliono farci credere che vada tutto bene. Perché Kiave ha deciso di affrontare un’ esperienza artistica fuori dal gruppo? Lo farà anche Franco, perché prima di riunirci per realizzare i “Migliori colori 3” vogliamo aver maturato ulteriormente il nostro modo di scrivere e di dipingere ogni beat con musicalità…è un percorso; queste sono solo delle tappe… di chi le brucia di solito non resta molto, e i sogni non sono come la fenice, non resuscitano dalla cenere… Come vivi i live? Cosa cerchi di trasmettere alla gente che viene a sentirti nei club o alle jam? Cerco di trasmettere tutta la voglia che ho di suonare e di rappresentare il posto da dove vengo. Cerco di essere grato al pubblico perché quando loro alzano le mani a ritmo della tua musica, tu sei fortunato!!! Per questo non digerisco chi insulta il pubblico quando suona… sono cose che non capirò mai… nessuno ti obbliga a suonare dal vivo, quindi “stai tranquillo”, sta gente è venuta li per divertirsi, non per sorbirsi i tuoi scleri da frustrato! Oltre agli artisti sopra citati, con chi avresti voglia di collaborare seriamente per una prossima uscita solista? Sei libero di farmi un nome che sta anche fuori dall’ hip hop. Di nomi esterni all’hip hop, purtroppo, non ce né. nessuno con cui vorrei lavorare è in vita. All’interno della nostra scena c’è un sacco di gente che ammiro sia personalmente che artisticamente: Club Dogo, Mista, Stocca e Mad Buddy, Il grandissimo Moddi, Shocca… va bè…tantissimi altri, mi piacerebbe confrontarmi su una stessa traccia con loro perché so che ne uscirei arricchito. I migliori 3 prodotti italiani usciti nel 2004 quali sono? Ovviamente è una domanda che batte sul gusto personale! Per quale motivo? Mhmhm… difficile…e lo sarà molto di più nel 2005 (anno delle botte discografiche). Eliminando a priori Turi perché sarei di parte direi Dj Shocca, Bassi, Fabbri fibra. Ma magari dimentico qualcuno… cmq posso dirti che il livello si sta alzando vertiginosamente… Su chi punteresti per questo 2005/2006? Mista, Stokka e Mad Buddy, Medda e Goodie, Don Jo, Hist. Secondo me saranno i dischi definitivi, delle vere e proprie bombe!!!!! Prima di congedarti voglio lasciarti ancora un piccolo spazio, saluta chi desideri! Saluto tutti quelli che hanno preso il cd e che mi apprezzano per quello che suono, tutti quelli che erano al “2 the beat”, tutti quelli che mi hanno aiutato e che continuano a farlo, te per questa intervista, tutte le radio e le riviste dedite all’underground. Un abbraccio a tutti. Keep it real!
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